Notizia scritta il 03/01/12 alle 13:02. Ultimo aggiornamento: 03/01/12 alle: 13:02
TROPPA MULTINAZIONALE NEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE: LA RISPOSTA DI AGICES
L’ASSEMBLEA GENERALE ITALIANA DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE RISPONDE ALL’ARTICOLO PUBBLICATO SU LA REPUBBLICA “SE C’È TROPPA MULTINAZIONALE NEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE”
In seguito alla pubblicazione sul quotidiano La Repubblica dell’articolo “Se c’è troppa multinazionale nel commercio equo e solidale” di Angelo Aquaro (2 gennaio 2012), AGICES – l’Associazione di categoria che monitora le Organizzazioni di fair trade italiane – interviene sulla questione del divorzio tra Fair Trade Usa e Fair Trade International per evidenziare da un lato l’importanza del tema sollevato, dall’altro la specificità del caso italiano.
L’articolo in questione riporta una discussione in corso da anni nel mondo del commercio equo relativa all’opportunità e al rischio di aprire il mondo del fair trade alle multinazionali.
In realtà parlare di “apertura” rischia di porre la questione in una luce scorretta – dichiara Alessandro Franceschiini – Presidente AGICES: utilizzando questo termine sembra che si contrapponga un atteggiamento di evoluzione – che per aumentare la fetta del mercato equo si mostra disponibile a coinvolgere le multinazionali – a un atteggiamento di tipo conservativo – che rifiuta il cambiamento per rimanere legato ai principi fondanti del movimento. Piuttosto si tratta di distinguere tra una certificazione di prodotto e una certificazione di Organizzazione, che a nostro parere consolida e protegge il sistema nel suo complesso e garantisce meglio i consumatori.
D’altra parte la crescita del fair trade internazionale in questi anni di grande crisi dimostra che chi difende le attuali regole non lo fa in una logica di nicchia e che non occorre annacquare i criteri per diventare grandi – come tutti coloro che fanno parte del movimento vogliono. Il problema non è “multinazionali si/no” – ad oggi esse possono entrare a far parte del sistema – ma piuttosto “come” e secondo quali criteri.
Venendo alla situazione italiana, è importante sottolineare che nel nostro paese AGICES non prevede particolari conseguenze e cambiamenti dovuti alla scelta americana: la situazione è tranquilla e i rapporti interni al movimento positivi.
AGICES – che dal 1999 è depositaria della Carta Italiana del Commercio Equo e Solidale e raggruppa in Italia 90 Organizzazioni di fair trade – si è dotata di un sistema di garanzia certificato e unico al mondo che garantisce il rispetto dei valori del Commercio Equo e che attualmente è considerato dalla stessa World Fair Trade Organization un modello da imitare. AGICES gestisce il Registro Italiano delle Organizzazioni di Commercio Equo attraverso l’individuazione di indicatori oggettivi, concreti e verificabili, che rappresentano la trasposizione operativa dei principi generali contenuti nella Carta dei Criteri. Le Organizzazioni iscritte al Registro vengono monitorate in base a un sistema articolato e complesso che nel 2009 ha ricevuto la certificazione dall ente ICEA di Bologna (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale).
Il nostro sistema – continua Franceschini – garantisce dunque al consumatore che la filiera sia al 100% equa e trasparente: dal piccolo produttore del Sud del mondo allo scaffale delle Botteghe del commercio equo italiane, assicuriamo il totale rispetto dei principi del fair trade, che valgono non soltanto per il singolo prodotto venduto ma per tutti i passaggi della catena. Perché per noi ciò che conta è la costruzione di un nuovo sistema economico più giusto e sostenibile in tutti i suoi aspetti, e non semplicemente l’offerta di un singolo bene “socially correct”.
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AGICES è l’Assemblea Generale del Commercio Equo e Solidale: è l’Associazione di categoria che monitora le Organizzazioni di fair trade italiane.
Ufficio stampa AGICES
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Tag:AGICES, Alessandro Franceschini, commercio equo, Fair Trade







